Federick – Il Racconto di Clara Pautasso

Ci sono persone che passano nella nostra vita e lasciano insegnamenti per sempre. Non le dimentichi più, possono “passare” o “rimanere” per più tempo; non importa il tempo, conta il loro messaggio, l’intensità con cui i cuori riescono a comunicare. Federick è una di queste persone.
Sono tanti i racconti africani che si possono scrivere, io vorrei dedicare le mie parole a coloro che ho curato, di cui mi sono presa cura, che mi hanno fanno faticare, arrabbiare, commuovere e
gioire.
Vorrei dedicare i miei scritti ai miei più grandi maestri, gli ammalati, così che possano continuare a vivere perché nessuno muore mai davvero se continua a vivere nei cuori di chi resta.


Federick è un giovane uomo di circa 40 anni arrivato ad Ikonda per dolori gastrici ed addominali.
La diagnosi appare fin da subito infausta: tumore gastrico avanzato, ma si cerca di provare l’intervento. Tecnicamente l’intervento riesce bene e Federick esce dalla sala operatoria con tre quarti di stomaco in meno ma con la speranza di poter vivere ancora qualche anno.
Purtroppo il post operatorio evidenzia la gravità e l’entità del tumore, la sutura non regge, il tessuto è già stato intaccato dalla malattia. In ICU (la terapia intensiva dell’ospedale), Federick occupa il letto n°2, forse quello più luminoso di tutto il reparto, entrano sempre dei grandi raggi di sole da quella finestra sopra il letto. Il sole ad Ikonda non è sempre di casa, le temperature non sono quelle che si possono immaginare pensando al continente nero.

Ad Ikonda fa freddo, siamo sui monti Livingstone! Il sole quando entra nelle stanze è una benedizione.
Di tanti pazienti incontrati forse Federick è stato quello più difficile. Una mattina decise di rifiutare le cure igieniche da parte di un infermiere locale, con un sorriso furbesco disse: “voglio che mi lavi la bianca!”. Fa pensare quando in certi particolari momenti sia possibile comprendere una lingua anche se non la si conosce. Io non parlo swahili se non poche parole che mi servono per lavorare ma capii pienamente la sua richiesta e il suo intento. In quelle parole ho respirato tutto il suo rancore verso il popolo bianco, un risentimento che profumava di antico, fu una vampata improvvisa di rabbia, lui stava cercando di trasformare un gesto di cura in atto di soggiogamento ed io ne ero la vittima.


Indignata, non l’ho più guardato per tutta la giornata. Intanto Federick iniziava a dimagrire e bisognava decidere cosa fare. Un pomeriggio l’equipe chirurgica ed infermieristica dell’ICU decisero di discuterne. Federick non aveva più molto tempo da vivere, la sua ultima chance poteva essere la rimozione totale dello stomaco ma con quel grave stato di denutrizione non lo avrebbe mai superato. Così decidemmo di provare ad alimentarlo attraverso un cateterino digiunale, non potevamo ancora introdurre cibo nello stomaco visto i pochi giorni dall’intervento e sopratutto l’incertezza sulla tenuta della sutura. Ora, quale cibo dare? In Occidente abbiamo i preparati farmacologici, in Africa no! Così ogni mattina preparavo dei centrifugati, non era possibile fare altro. Ad ogni ora davamo acqua e ogni 3 ore cibo. Il cateterino era molto piccolo e impiegavo moltissimo tempo a nutrirlo. Essendo che non potevamo lasciare un’infermiere accanto al paziente per così tanto tempo iniziai a seguirlo quasi interamente io. Mi sedevo accanto a lui, lo nutrivo e lo idratavo.

Una relazione fatta di sguardi, di presa in carico, la relazione che stava andando a costruirsi fatta di gesti semplicissimi riuscì a trasformare entrambi, siringa dopo siringa si costruì un legame dove lui si sentiva accudito, abbandonò il rancore e iniziò a fidarsi e io mi feci responsabile e riuscii a guardarlo nella sua interezza. Ci scambiavamo poche parole in inglese, quelle che lui conosceva, poi il resto avveniva con gli occhi e nel silenzio. La nostra pelle non aveva più colore ora, agli occhi di entrambi eravamo fratelli!
Che parola meravigliosa! Vite diverse, lingua e cultura diversa eppure fratelli!!!


Non arrivammo mai al secondo intervento nonostante tutti i nostri sforzi. Federick conosceva il suo destino ancora prima che gli fosse detto, desiderava solo mangiare, mangiare forse per l’ultima volta perché il cibo ingerito sarebbe uscito dalla pancia e lo chiese per giorni. Lui era pronto i clinici non ancora! Non è mai facile accettare la morte da parte di chi cerca con tutto se stesso di portarti alla vita. Una mattina, dopo numerose insistenze di Federick di poter mangiare, dopo essermi confrontata con i suoi curanti, lo guardai negli occhi e gli dissi “puoi mangiare”. Mi guardò stupito, quasi sussultò perché non se lo aspettava e poi abbassò gli occhi, Federick comprese tutto! La sua sentenza era arrivata, se gli permettevamo di mangiare era perché non c’era più nulla da fare, un po’ come l’ultima sigaretta prima del patibolo, ma il suo desiderio era mangiare!


Sarebbe stato per me anche l’ultimo giorno con lui perché la mattina dopo sarei dovuta partire per
qualche giorno. Il nostro sguardo incrociato prima che io uscissi dall’ICU fu il nostro saluto ma questa volta l’ultimo.


Caro Federick da allora ancora vivi nei miei pensieri, mi hai insegnato il tuo punto di vista, la rabbia della diseguaglianza, il desiderio di rivincita. Non so per quale strano caso io sono nata sotto un tetto di mattoni e tu sotto una capanna, io vesto vestiti di qualità e tu stracci, io faccio quattro pasti al giorno e tu solo uno, io ho la pelle bianca e quindi ho valore e tu nera e allora non conti. Non conosco le risposte a tutto questo, mi spiace tanto e mi spiace tanto perché non lo trovo giusto, e so soltanto che proprio per questo motivo è mio dovere restituire. L’esserci incontrati ha insegnato ad entrambi che abbattendo i muri del pregiudizio possiamo azzerare tutto e da lì ripartire. Abbiamo vissuto da spettatori, io e te, davanti a ciò che l’amore muoveva, una grande verità e conferma, solo quando ti senti amato puoi tutto!


Clara Pautasso

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Una Relazione del nostro Presidente in visita al Consolata Hospital Ikonda lo scorso Luglio

Consolata Hospital Ikonda: L’ospedale ha aumentato il numero dei pazienti negli scorsi
mesi, i reparti sono pieni con letti in corridoio. Anche dal punto di vesta gestionale
economico, gli amministratori sono tranquilli e abbastanza soddisfatti. Purtroppo da poco è
stata attivata la stazione BUS di Tandala per cui i BUS non arrivano più nel parcheggio,
dove arrivano solo le macchine private. I pazienti, giunti al parcheggio, vengono trasportati
all’Ospedale mediante motoretta, i meno abbienti, o motorette coperte, chi se le può
permettere. Gli amministratori hanno dovuto accettare l’ordine del distretto. IO ho
incontrato a Dar es Salaam Mr. Ilomo, a cui ho sottoposto il problema, mi ha confermato
che aveva definito con il Direttore amministrativo del Distretto di permettere ai bus di fare
fermata in ospedale per scaricare/caricare i pazienti per poi fare la fermata definitiva nella
bus station di Tandala. L’accordo era definito ma non è stato attuato. Ilomo mi ha
assicurato che nei prossimi giorni sarà al ministero della Sanità’ a Dodoma e poi andrà di
nuovo a Tandala per ridiscutere con le autorità locali e fare pressione anche tramite il
Ministero perché tale accordo sia attuato sollecitamente.
In Ospedale, tutto il materiale arrivato con il container è già stato identificato e smistato.
Rimane solo il riscaldatore di soluzioni che è da oggi operativo nella sala chirurgica
generale. I riuniti odontoiatrici sono operativi: due nuovi nella sala odontoiatrica e uno
regalato all’Ospedale di Santa Gemma a Dodoma. Ora alcune considerazioni su incontri in
aree cliniche dell’Ospedale.

ICU: ho parlato con tecnico di anestasia Elias e alcune nurse. Come vedete dalla foto
hanno al momento 2 ventilatori per NIV. Oltre al Mindray acquistato di recente da Tanzania
nel cuore ODV se ne è affiancato uno cinese, utilizzato meno frequentemente.
Attualmente il Midray viene utilizzato ma solo con maschera CPAP. Sarebbe utile
l’acquisto di un secondo ventilatore Minday. Necessitano di cannule nasali ad alto flusso,
come vedete dalla foto. L’unica portata dall’ anestesista Giovanni Giuliani, si è rotta.
Ecco un elenco delle altre richieste:

  • tubo con nebulizzatore da attaccare al Mindray
  • Pompe infusionali (necessitano anche nei reparti)
  • Video laringoscopi.

Sale operatorie: I vaporizzatori per sevflurano e enflurano acquistati sempre
dall’Associazione sono in posizione ed Elias mi conferma che vengono usati in interventi in
pazienti ad alto rischio fragili e bambini. I monitor, 5 sono al lavoro e attendono la
sostituzione del sesto dalla ditta fornitrice. Anche questo materiale acquistato da Tanzania
nel cuore ODV. Installato materassino termico per riscaldamento paziente fragile durante
interventi prolungati, donato con fondi dedicati di un medico frequentatore ed acquistato
da Tanzania nel cuore ODV.

Altre necessità le vedete nella foto:

  • coiled tube endotracheal
  • Portex endotrachel tube n. 2 e 2.5
  • Bouginage pediatric for endotracheal
  • Portable oxymeter for neonate

Endoscopia digestiva: Il servizio sta generando grossi numeri di pazienti poiché ricevono
pazienti da tutto il sud Tanzania. La proiezione numerica a fine 2023 è di 7000
gastroscopie 200 colonscopie e circa 150 biopsie endoscopiche. A settembre inizia il
progetto legatura delle varici esofagee, è stato deciso con il dr. Luca Todros l’iter:
identificato un endoscopio per tali procedure, ordinati 20 kit in India. Non essendo sicuri
dell’arrivo in tempo per iniziare, probabilmente acquisteremo 2-3 kit in Italia e li porterà in
valigia la gastroenterologa che arriverà a settembre. Luca continua a lavorare con il Rotary
Firenze per concretizzare il progetto di protesi palliative per stenosi neoplastiche
esofagee. Prevede l’acquisto di un gastroscopio operatore Olympus T1 da 8200 euro e
una prima fornitura di stent esofagei. Speriamo nei prossimi mesi che si realizzi con la
collaborazione del prof. Fucini. Quando Luca tornerà a Ikonda valuterà con
l’Amministrazione se portare a 3 i medici che lavorano part time nel servizio.
Odontoiatria: Le poltrone odontoiatriche sono nuove e stanno usando il nuovo sistema di
sterilizzazione a vapore indipendente dalla Sterilizzazione centrale. Non vi sono richieste
particolari
Oculistica: Devo ricontattare la dr.sa Barraquer che si era detta disponibile con la sua
fondazione a fare delle missioni operatorie a Ikonda, per capire modi e tempi di un
possibile intervento della sua ONLUS anche in funzione di un progetto formativo locale.
Personalmente forse si potrebbe iniziare con un progetto di esame del visus e
distribuzione di occhiali a pagamento per i pazienti con deficit visivo.
Fisioterapia: la palestra è terminata e funzionante con le attrezzature acquistate da
Tanzania nel cuore ODV. Proprio sabato John ha installato la scala ad angolo che vedete
a sx nella foto e quindi completa il percorso parallele e scala angolare. Da circa un mese i
nuovi fisioterapisti usano anche le due grosse macchine: leg press e leg stretch. Al
momento trattano dai 20 ai 25 pazienti giornalieri ma i numeri sono in rapida crescita dato
che ricevono veri pazienti da altre strutture. La dotazione della palestra è ridondante: vi
sono 2 letti di statica (pazienti paraplegici) 2 lettini Bobath (entrambi motorizzati) e 4 lettini
fisioterapici. Credo che in Tanzania non vi sia un palestra cosi attrezzata. Da Ivrea è
iniziato il supporto formativo per ora online con videochiamate e filmati di spiegazione in
attesa che anche Francesco Torino venga in autunno per continuare in presenza la
formazione. Comunque al momento le due nuove macchine sono utilizzate dai
fisioterapisti locali con competenza (a detta di Francesco), ma occorre mettere a punto le
loro conoscenze.
Richieste di materiale:

  • Set di lampade infrarosso in sostituzione di quelle ormai obsolete
  • Due stimolatori elettromuscolari con relativi elettrodi di qualità

Laboratorio Anatomia Patologica: In questo periodo il gruppo Pathology for the World,
con Paolo Giovenale erano a Ikonda assieme al Patologo locale dipendente
dell’Ospedale. Hanno lavorato per mettere a punto il collegamento di telepatologia e per
fare il punto della situazione. I servizio funziona bene, ad oggi ha raggiunto i numeri di
pezzi trattati e diagnosticati del 2022, quindi prosegue la crescita del lavoro. Anche sulla
qualità dei vetrini preparati dai tecnici sono soddisfatti. Alcuni ospedali della zona iniziano
a inviare i campioni per l’esame istopatologico. La citologia liquida monostrato funziona ed
è utilizzata in Ospedale. Giovenale ritornerà a ottobre per un ulteriore periodo di
formazione e di continua messa a punto della telepatologia e per iniziare a coinvolgere il
gruppo dei patologi italiani nel servizio di telepatologia.

Radiologia: E’ stato installato il nuovo impianto radiologico acquistato da Tanzania nel
cuore ODV, pertanto al momento le macchine radiologiche sono 3 comprendendo anche
un impianto telecomandato per esami fluoroscopici/radiologici.

PROGETTI IN DISCUSSIONE PER PROSSIMO FUTURO:


Progetto Radiologia TAC: A fine maggio la Regione Tanzania dei Missionari Consolata
ha presentato una richiesta alla Conferenza Episcopale Italiana, con fondi 8 per mille, per
l’acquisto di una nuova macchina TAC a 64 immagini e il finanziamento di borsa di studio
biennale per il Dr Johnathan Mathayo, attualemente in corso di Specializzazione in
Radiologia al Muhimbili National Hospital di Dar es Salaam. La richiesta del finaziamento
CEI è stato quantificato in 859560000 TSH al netto di un contributo dell’Ospedale di
105000000 di TSH. Nei prossimi mesi si attende la risposta della CEI.


Progetto Brescia: A Ikonda è attualmente ospitata e lavora in Ospedale la dr.sa Giulia
Milani, specializzanda IV anno Medicina Interna Università di Brescia, docente di
riferimento la prof. Muiesan. A novembre dovrebbe arrivare con me uno studente di
neurologia con progetto Erasmus dell’Università di Brescia. Prendendo spunto da questi
due servizi offerti da Ikonda, sarebbe mia intenzione incontrare il Rettore di tale Università,
che io ho già incontrato e conosciuto, per cercare di formulare una convenzione quadro in
cui vi sia anche un arrivo di docenti dell’Università a supporto formativo locale. Un modello
che è già in atto con l’Università di Valencia, anche se non è stato ancora formalizzato a
livello di convenzione


Progetto di sanità pubblica: sulla base del progetto di miglioramento delle cure
oncologiche mammarie e di diagnosi precoce del tumore al seno, il dr. Bruno Monzio
Compagnoni ha elaborato una prima bozza di progetto che coinvolge di servizio in
ospedale e nel territorio per diagnostica precoce del cancro mammario. Da parte del
Regional Medical Officer di Njombe c’è l’approvazione ed il supporto a tali progetti da
svolgere in ospedale e/o direttamente nelle strutture sanitarie della regione. Nello stesso
ambito la dr. Elisabetta Zachara ha proposto in passato un progetto di screening della
malattia reumatica cardiaco negli adolescenti. Anche su questo progetto si verificherà la
possibilità di nuovo coinvolgimento della dr. Zachara
Antimicrobial Stewardship: Il controllo e l’appropriato uso degli antibiotici è diventato un
problema prioritario a livello internazionale. A tale scopo il WHO ha lanciato il programma
Antimicrobial stewardship da introdurre nelle strutture cliniche dei LMICs. Tale idea è
recepita nel National Action Plan on Atimicrobial Resistance 2017 2022 del Ministero della
Sanità Tanzaniano (https://www.who.int/publications/m/item/united-republic-of-tanzaniathe-
national-action-plan-on-antimicrobial-resistance). WHO e MoH tanzaniano offrono
supporto per la realizzazione della struttura di controllo di tali farmaci. L’ATS è già’ stata
varate in tre ospedali della Tanzania
(https://reliefweb.int/report/united-republic-tanzania/who-supports-introduction-antibioticstewardship-
three-hospitals). In questa’ ottica pratica sarebbe da valutare l’inserimento del
Consolata Hospital in tale programma piuttosto che un generico progetto di formazione
sull’uso degli antibiotici e della riduzione delle infezioni Ospedaliere. Per approfondire
consiglio la lettura dei documenti del WHO
(https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/329404/9789241515481-eng.pdf).


Progetto Emergecy Room/first Aid: Mi è stato consegnato un primo draft di progetto per
la realizzazione di un area attrezzata di emergenza first aid, indicativamente ove attuale
sala riunioni. A livello locale continua la valutazione e il fratello dovrebbe preparare il
computometrico delle opere edilizie mentre nell’attuale draft c’è un primo elenco di
dotazione strumentale di cui dotare la struttura.

CONTAINER MAGGIO 2023 (9)

È Arrivato il Container!!!

Dopo un lungo lavoro, iniziato ad ottobre del 2022 possiamo finalmente annunciare che il container è arrivato al Consolata Hospital Ikonda lo scorso 20 maggio!

La preparazione dei 60 metri cubi di container ha visto protagonisti Gianfranco, confratello dei missionari della Consolata nonché nostro consigliere e Gianpaolo, presidente della nostra associazione e storico medico volontario ad Ikonda. Più precisamente sono riusciti a raccogliere e sistemare ben 15 tonnellate di materiale!

Noi di Tanzania nel Cuore abbiamo acquistato le attrezzature per la palestra di fisioterapia e pagato oltre il 60% dei costi di viaggio-sdoganamento.

Tra il materiale sanitario raccolto ed acquistato per l’ospedale abbiamo una nuova scialitica a due braccia, due lava strumenti, nuova teleria in poliestere sterilizzabile e moltissimi strumenti chirurgici sempre per il blocco operatorio! Carrelli per le pulizie, carta monouso per i lettini-visita…insomma: ad Ikonda non vedevano l’ora di ricevere tutti questi aiuti!

Inoltre non ci siamo limitati al Consolata Hospital Ikonda: nel container è stato caricato un interno studio dentistico, donato a Padre Drazen per la missione di Dawaka; un ecografo per la missione di Pawaga gestita da Don Carlo Rotondo ed una lavatrice industriale per la missione di Bunjo con referente Padre Inverardi.

Non ci resta che augurare ai responsabili del materiale una buona sistemazione ed installazione del tutto!

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La mia Africa

La mia Africa non è immobile come lo scatto di un grande fotografo e neanche lenta come un
documentario su un paese lontano. La mia Africa non è il volo di un aereo da turismo che sorvola
territori sconfinati e non è neanche il lento movimento silenzioso che accompagna la ricerca degli
animali durante un safari. La mia Africa non è una tazza di tè al tramonto e neanche l’eleganza di
arredamenti coloniali. La mia Africa non è lo studio antropologico di popolazioni, usi e costumi o
l’analisi socio-politica del colonialismo.
La mia Africa è un mondo in movimento. Gli uomini, le donne, i bambini sono in continuo
movimento. Tutti camminano, tutti vanno verso qualcosa, qualcuno o verso qualche luogo. Qui i
nostri canoni di tempo, spazio, giorno, notte, cose da fare, da iniziare, da finire sono
completamente stravolti. Qui le nostre esigenze di organizzare la giornata, programmare gli
impegni, fare la spesa, preparare i pasti non hanno nessun significato. Si dorme e si mangia
quando si può, si compra qualcosa quando c’è qualcuno che la vende. Il concetto di salute non
coincide con la assenza di malattia o con la presenza di benessere ma solo con quello stato che ti
consente di continuare ad essere “in movimento”. Quando non si riesce più ad essere in
movimento forse si è malati. Forse. Forse non è una vera malattia, forse può passare, forse lo
stregone può aiutare.
La mia Africa è la mamma di Recho che porta la sua bambina all’Ospedale di Ikonda. Recho che
ha l’AIDS come la sua mamma e che a 18 mesi pesa 4 kg. La mamma di Recho non può
comprare il cibo per la sua bambina. La mia Africa è il papà di Ruth che non riesce a capire
perché la sua bambina è morta anche se lui l’ha portata a Ikonda e si sa che a Ikonda si fanno i
miracoli e quindi deve essere stato l’effetto della magia nera di qualche parente. La mia Africa è la
gioia di Elizabeth che dopo essersi trascinata a fatica sulle sue gambe storte per anni è riuscita
finalmente a camminare dopo un intervento chirurgico con l’aiuto di un deambulatore e con la
fisioterapia. La mia Africa è la mamma di Christian che è affetto da autismo. Hanno fatto un lungo
viaggio perché hanno saputo che qui si fanno degli esami speciali e c’è un Medico Pediatra che
può guarire Christian e invece gli esami non servono e io non posso fare niente. La mia Africa è il
papà di Prosper che quando gli chiedo quanto dista il suo villaggio per poter organizzare una
visita di controllo mi risponde, anziché con un numero di chilometri, con un numero di scellini che
corrisponde al prezzo del biglietto del viaggio, perché l’importante non è quanto è lungo il viaggio
in termini di tempo e di spazio ma avere abbastanza soldi per pagare quel viaggio per arrivare a
Ikonda dove c’è la certezza di essere curati nel miglior modo possibile e senza dover pagare la
corruzione ormai dilagante in Tanzania. La mia Africa è la mamma di Aneth che è stata morsa da
un serpente mentre giocava e muore dopo un lungo ricovero nell’ospedale di Ikonda perché non
ha ricevuto subito le cure adeguate nell’ospedale vicino al suo villaggio. Mentre il fagotto che
avvolge il corpo della bimba viene portato via dal reparto di Terapia Intensiva la mamma di Aneth
ringrazia tutti per essersi presi cura della sua bambina e spera che Dio ci benedica per quello che
abbiamo fatto. Trattengo a stento le lacrime mentre ascolto le sue parole: “quello che è successo
a Aneth è parte di qualcosa di più grande di noi, era scritto che Aneth non dovesse diventare
grande”.
La mia Africa a volte è incomprensibile e difficile da accettare.

Di Patrizia Stasi

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Aggiornamento di fine anno

Dopo essere riusciti a raggiungere il budget per la realizzazione dei progetti prefissati, siamo in attesa dell’arrivo del nuovo apparecchio radiologico e delle nuove apparecchiature per sistemare la fisioterapia.

Felici del risultato puntiamo in avanti!

Ci siamo seduti a tavolino con la direzione amministrativa e sanitaria dell’ospedale ed abbiamo individuato le maggiori criticità dell’ospedale; quelle sulle quali bisognerebbe lavorare sin da subito. Tutto ruota intorno al miglioramento dell’assistenza al paziente critico: dall’accettazione, alla sala operatoria, alla terapia intensiva.

Con i tecnici di anestesia, sotto consiglio di volontari anestesisti esperti che sono venuti a trovarci in questo periodo, abbiamo deciso di fare degli investimenti sull’acquisto di nuovo farmaci anestetici che garantiscano un’anestesia più sicura, anche per i più piccoli che hanno bisogno delle nostre cure. Fino ad oggi l’unico gas anestetico che utilizziamo è l’Alotano, un gas obsoleto ormai in Europa, ma facilmente reperibile qui in Tanzania. Tramite il nostro nuovo e talentuoso farmacista, abbiamo ottenuto contatti con dei fornitori che hanno a disposizione gas anestetici di migliore qualità come il Sevoflurano e l’Isoflurano. Certamente anche i costi di questi gas sono più alti, ma bisogna guardare alla salute dei nostri pazienti, garantendo una prestazione di un livello elevato, quindi più sicuro. Affinché i nostri tecnici possano utilizzare questi gas c’è bisogno dell’approvvigionamento dei rispettivi vaporizzatori per mettere in circolo il gas all’interno del ventilatore.

L’ospedale è fornito di 8 ventilatori d’anestesia Mindray, 6 dei quali sono distribuiti uno per sala operatoria e 2 sono in Terapia Intensiva. Per quest’ultima i più indicati sono i ventilatori polmonari che possono garantire una ventilazione assistita, dei quali però siamo sprovvisti.

Quindi, dopo questa breve e generica spiegazione dei campi sui quali migliorare, qui di seguito una lista sintetica del materiale da acquistare:

2 Ventilatori Polmonari per la Terapia Intensiva;

4 Vaporizzatori per Sevoflurano;

4 Vaporizzatori per Isoflurano;

6 Monitor forniti di cavi per etCO2 (capnografia)

Siamo in attesa di un approfondito sopralluogo da parte di un ingegnere medicale previsto per fine anno e dei preventivi per l’acquisto del materiale sopraelencato. Vi terremo aggiornati.

Mamma con la propria bambina aspettano il loro turno per la visita di controllo. Villaggio Masisiwe (FILEminimizer)

Racconto di Natale – Tutta colpa della cicogna

Ho sempre pensato alle cicogne come a delle creature eleganti, buone, affidabili e soprattutto giuste. In fin dei conti cosa c’è di più giusto della nascita di un bambino? Niente. O forse no. Di più giusto della nascita di un bambino, c’è la nascita di un bambino nel posto giusto. Infatti col passare del tempo ho realizzato che se la cicogna prendeva una certa direzione il bambino nasceva in un posto dove poteva crescere felice, accudito e amato, dove poteva giocare e dove poteva essere curato quando era malato, insomma un posto dove i suoi diritti di bambino erano davvero importanti.

Mentre, se la cicogna prendeva un’altra direzione, il bambino nasceva in un posto dove i suoi diritti di bambino venivano ogni giorno calpestati da guerre, violenza, sofferenze, fame, malattie.


Quando guardo i bambini ricoverati nell’ospedale di Ikonda non posso fare a meno di pensare alla loro “bambinità” negata (il termine bambinità esiste, ne ha parlato anche l’Accademia della Crusca) e alla profonda ingiustizia a cui questi bambini come tanti altri nel mondo sono stati condannati.


Per questo vi chiedo di aiutare l’Ospedale di Ikonda. Aiutateci a correggere gli errori delle cicogne.


Buon Natale a tutti voi che leggete, a tutti i bambini del mondo e anche alle cicogne.
Patrizia Stasi, portata dalla cicogna nel posto giusto e Medico Pediatra a Ikonda.